A volte viene voglia di scrivere, ma non sai da dove iniziare; ti siedi comodo comodo sul divano che ti ispira calore e solidità; ti infili il computer davanti al naso come fossero occhiali per vedere il mondo, ma ti manca il senso della carta e del suo profumo; cerchi di sostituirlo con il rumorio dei tasti e delle dita.
Ma non basta. Ti prepari un tè sapendo che forse prenderai una fisionomia più da filosofo, ma sai bene che per esserlo del tutto avresti bisogno di una pipa come Sherlock Holmes (era lui o un altro investigatore che gli sovrappongo?).
In quell’istante capisci che il tuo inconscio ti sta suggerendo che con un filo di profumo scriveresti meglio, saresti più ispirato, le idee arriverebbero meglio al tuo cervello e alla tua immaginazione; così ti alzi di nuovo e vai ad accendere un po’ di incenso, ma ci vuole quasi un quarto d’ora per trovare l’accendino e quando l’accendi sei quasi nervoso perché ti stai rimproverando- per l’ennesima volta- il disordine da cui non sai mai guarire.
Ti ri-siedi sul divano e osservi la pagina vuota. E’ vuota. Forse come i tuoi neuroni. Ti concentri. Ti sembra di sentire le scintille elettriche, gli impulsi dei tuoi circuiti mentali, le sinapsi mentre sfavillano ma non sanno trovare altro che vuoti, vuoti, immensi interminabili vuoti. Fosfeni. E cominci a zigzagare con la mente a domani, alle cose che hai da fare e… l’ansia ti assale. Cerchi di rimandarla indietro, come un rigurgito di qualcosa che non ti sai spiegare; o che non vuoi ascoltare.
Ma hai ancora il tè da bere- e nel frattempo si è fatto freddo. E bevendo il tè tiepido senti un brivido lungo la schiena e ti alzi per andare a rimediare in camera una bella copertina che ti copra le spalle. Ritorni al divano e ci vuole un altro quarto d’ora prima che trovi come sistemarla, la coperta, perché non ti ingoffi, non ti impedisca i movimenti del polso, non ti tenga troppo caldo né troppo freddo…
E solo allora sei pronto a ricominciare. Ma senti il vicino salire la scala con quel modo convulso che ti fa venire ogni volta voglia di suonargli alla porta per chiedergli se è proprio necessario che si tenga gli zoccoli in casa o che faccia un simile frastuono ogni volta che si sposta o che sposta una sedia; ma sai che non glielo dirai mai e che sopporterai; in fondo- ti dici- anche lui sopporterà i miei rumori. Ma ti sovviene che l’unico rumore che potrebbe sentire è quello della tastiera, e certamente non lo sente. Forse lui nemmeno sa che sei in casa, ma di certo non glielo andrai mai a dire, a lui, di star tranquillo e di piantarla con tutto ‘sto casino.
Intanto il cursore ti fissa, e sembra rimproverarti perché non lo hai usato, lui è lì proprio per te. Ma ti accorgi che si è fatta una cert’ora e che non hai l’ispirazione; prima o poi qualcuno rincaserà e se c’è gente che gira per casa non ti riesci a concentrare; e realizzi che in dieci minuti- da qui al loro rientro- non ce la farai mai a scrivere qualcosa di buono. Forse nemmeno qualcosa.
Apri allora il browser e inizia navigare; in fondo i tempi morti si possono riempire solo di cianfrusaglie se non si è in grado di gestirli.
Peccato; ho perso un’oretta solo per capire che forse dovevo iniziare a scrivere qualcosa; ma il tempo è passato, io sono ancora ebete sul divano e mi sento in colpa per non aver sfruttato un’opportunità che ormai per almeno un mese non avrò più: passare un’ora sola con me stessa.
Peccato. E questo tempo già mi manca…
Capita…ma quando invece l’ispirazione si impossessa di te e la ragione tace è una sensazione magica. E in quel momento la scrittura è alchimia.
S.
Serve solo tempo per ritrovarsi, poi l’ispirazione ritorna…
te stessa circondata da un’ora che si è snodata attorno a te affascinandoti …
Bella
Baci
un circolo virtuo-vizioso…
Scrivi molto bene i miei complimenti più sinceri.. ( per quanto essi abbiano valore )…
gentilissimo… forse non merito questo complimento
Sai, Lupus, mi trovo nella tua stessa identica situazione: il desiderio di scrivere qualcosa, una gran confusione in testa, la consapevolezza che dai pensieri che si arrovigliano in questo periodo non riuscirò a tirare fuori nulla di buono, non riuscirei neanche ad esprimere ciò che ho dentro, perchè non lo so più cosa ho dentro e così rimando rimando, essendo anch’io profondamente insoddisfatta….
A presto e scusa lo sfogo…
Fai bene a sfogarti; la speranza è che questo momento confuso passi, e la mente diventi più lucida… l’insoddisfazione è anche la mia cifra in questi giorni, e penso di poterti capire…
Se quando non sai cosa scrivere scrivi così … brava!
Troppo gentile Rita…
ti sei seduta su quel divano già sapendo che non avevi niente da scrivere, ma quello che hai scritto ha un qaulcosa di spontaneo e si legge molto bene
Grazie… forse troppo spontaneo.