La guerra dei poveri

Alla base delle proteste dei taxisti, legittimissime a mio giudizio, c’è il solito grande problema dell’Italia: la gente non è disposta a pagare il giusto per i servizi e gli oggetti di cui necessita.

Ma se scaviamo ancora più a fondo c’è una causa a questa causa: la gente non guadagna abbastanza per poter pagare il giusto.

Ci stanno abituando a ringraziare per una lavoro part-time, per un lavoro a contratto, discontinuo, per un lavoro sotto-pagato; ci stanno abituando a inginocchiarci pur di portara a casa quel poco che basta per vivere.

E mentre i beni che servono continuano a servire, noi non possiamo permetterceli. E troviamo scappatoie come Uber o altri per pagare meno. E questo comportamento alla lunga ci si ritorce contro.

Se ci fosse consentito di vivere con dignità, non arriveremmo a questa  ignomignosa e quotidiana guerra dei poveri, che come effetto ha anche la disgregazione della società e la perdita di fiducia nel prossimo.

 

Di banani, palme, Duomi, specie actone e soldini

Banani, banane e palme in piazza Duomo a Milano:perchè non un bel carro armato firmato Isis?

Ovviamente è sarcasmo, ho quasi paura a scrivere questa sigla, e spero di non venir additata come bigotta; però le palme le trovo veramente fuori luogo.

Non si poteva pensare a qualchosa di autoctono, a quelle piante da frutto rare e quasi in via di estinzione che sono a stento coltivate nelle valli? a quei cultivar poco produttivi che caratterizzano la biodiversità del territorio lombardo, troppo spesso messa in secondo piano rispetto alla monocoltura intensiva che imperversa nella nostra pianura?

Meglio non approfondire, meglio non chiedersi a chi sia stato concesso l’appalto e perché; io quando vedo i soldi pubblici usati per certe inutilità mi chiedo sempre ‘che giro ci sia sotto’. Mi chiedo anche se quei benedetti soldini non li si poteva utilizzare per altro. Mi chiedo che tasche abbiano arricchito e in cambio di che favori.

Illazioni, lo so, ma per come va l’Italia io sono portata a pensare sempre male.

Pensare, lo ripeto; è solo una cattiveria che esce spontanea dal mio cuore marcio.

Cara Lupus, meglio non approfondire, davvero…

 

Servi della rete

Cos’è che ci toglie la forza di pensare?

Schermi luccicanti ci imbottiscono di idee altrui, pre-digerite,pre-confezionate, allettanti ma imbambolanti.

 

É così che si smette di esser liberi.

E poi di pian piano si smette di essere.

E ancor di più poi si smette di esistere.

É così che ci rubano l’unica cosa gratis che abbiamo:il tempo.

É così che non siamo più medievali servi della gleba ma digitali servi della rete.

La dignità

Leggevo di Atene, del suo no alle sfilate;

leggevo qualche anno fa di Milano, del duomo con la gigantografia pubblicitaria interpretata da Madonna;

ascolto uno dei tanti  tg che si prodiga a spiegare come anche altri stilisti abbiano usato Napoli, e Roma, e il Louvre come cornice ecc ecc…

Della Grecia apprezzo la dignità.

Le multinazionali dovrebbero imparare che non tutto è in vendita.

Molto spesso siamo noi a concedere loro tutto, perchè offrono servizi comodi, utili, e ci lasciamo invogliare ad utilizzare i loro prodotti; e loro ci comprano, ci catalogano, ci vendono… (anche la sottoscritta che usa il servizio di una multinazionale per postare la sua bieca dottrina contro le multinazionali, ne è un amaro esempio, lo so).

Ma c’è una cosa che i Greci hanno dimostrato: che i soldi non sono tutto, anche quando se ne ha estremo bisogno. Che grande insegnamento per tutti noi, e per le nostre vite che a fatica arrivano a fine mese!

madonnahm

Qualcosa

Qualcosa si adagia lieve, lento, come la primavera che sembra arrivare dopo l’inverno; e ti accorgi che è un ricordo, una di quelle sembianze che costellano la tua anima:è un ricordo che avevi dimenticato di avere.

Ti adagi un momento, gustandone il sapore: sa di zucchero filato, di altri tempi, di mamma, di infanzia, di un coacervo inestricabile di sensazioni che ti solletica il pianto.

Qualcosa che non afferri, e che in un istante è già fuggito.

Ma drasticamente devi tornare al tuo mondo.

Essere fortunati

Diventare come loro? Come chi delle cose se ne frega?

Diventare come chi passa la vita a puntare il dito, ma non muove una falange?

Sì, la mia vita a volte è insopportabile, e le mie giornate sono piene di cose da fare. Non ho mai tempo per ciò che amo, per coltivare i miei hobby, per niente di niente davvero.

Passo più tempo a fare per gli altri che per me stessa.

Ma credo fermamente che se Dio o la Vita o il Destino o Qualsiasi Cosa Immobile ci ha dato delle qualità, bisogna umilmente metterle al servizio altrui. Costi quel che costi.

Ho ricevuto tanto nella vita:  una discreta intelligenza, un pizzico di buona volontà, e molto altro ancora; ma ho anche avuto la fortuna di incontrare Persone che sapessero riconoscere le mie qualità e che mi proponessero di utilizzarle per il bene, consentendomi così di ‘svilupparle’ e di non lasciarle in giacenza, immagazzinate in scatoloni ammuffiti in uno scantinato dimenticato.

Ogni talento, credo, non ci è dato per noi, ma da investire per far crescere il mondo.

Certo, ho anche moltissimi difetti e ne sono consapevole.

Ma finché io posso, la mia vita non sarà vuota ipocrita e parassita.

E quando il mio momento sarà passato lascerò spazio a chi è migliore di me, senza tanti rimorsi, ma con la coscienza di aver fatto ciò per cui sono stata creata, ciò per cui certe caratteristiche mi sono state concesse dal Fato, o da Dio, o dal Destino comunque vogliate chiamarlo.

A dispetto di quanto magari vi possa sembrare, non ho un’alta considerazione di me, credetemi: passo le giornate attorniata dai miei limiti, e dal timore che essi possano inficiare le mie azioni più ispirate. Passo le giornata a chiedermi se le persone che puntano il dito abbiano ragione, perché ho davvero tante mancanze.

Poi mi rispondo che le persone che puntano il dito non meritano la mia considerazione: non possono permettersi di giudicare se non si mettono in gioco.

E se magari un giorno si metteranno in gioco (cosa che pongo seriamente in dubbio, dato che è molto più comodo star seduti sul divano), e se davvero si dimostreranno migliori (cosa che potrebbe pure essere, ma non so valutare dato che non li ho mai visti agire), lascio loro gli onori e gli oneri della ribalta. Perché a volte (loro non se ne rendono conto) gli oneri a cui si è sottoposti facendo, sono molto maggiori degli allori ricevuti.