Il bene invisibile, gli assenteisti in vetrina

Perchè non si parla mai di chi nello stato ci lavora  mettendoci del proprio? io lavoro a scuola, che è una ‘branca’ del lavoro statale.

E spesso chi lavora lo fa stampandosi le fotocopie a casa, non rubando matite o cancellerie come fanno tanti, mettendoci ore gratis per fare qualche corso aggiuntivo che serve, sottraendo ore  alla propria famiglia e alle proprie necessità; mettendoci in poche parole l’anima.

Perchè su 20 insegnanti, quei 4 o 5 che lavorano bene devono lavorare anche per gli altri, e smazzarsi mille cose in più mentre gli altri sono a casa tranquilli… Eppure non hai modo di far entrare gente capace e volenterosa, e non hai modo di scacciare chi non fa (a volte nemmeno il suo dovere).

Eppure il carrozzone deve andare avanti ,e senza l’impegno di quei quattro o cinque tutto cadrebbe a scatafascio. E il più delle volte questi lo fanno gratis, o per una cifra irrisoria pari a poco più di niente rispetto alle ore elargite. E il più delle volte vengono additati dai colleghi per un bonus merito che poi magari è super tassato e non ci paghi nemmeno la benzina, figuriamoci le ore! E non pensiate che lo fanno perchè siano ricchi, abbiano rendite oltre lo stipendio, e possano permetterselo: lo fanno perchè ce n’è bisogno, spesso inserendo nella spesa della famiglia i pennarelli o i fogli o i toner per la stampante…

Già. Però la telecamera si ferma sempre e solo sul male, perchè fa più scalpore.

E il bene è invisibile, non viene additato a modello ma sapete… è quel bene invisibile e non pagato che porta avanti le cose. Ogni giorno.

 

[N.B: questo vuol essere un mero sfogo personale, non è assolutamente da intendersi quale denuncia o dato oggettivo, e non risponderò a chi mi rivolga domane o osservazioni che non rispettino la finalità di questo testo, che -ribadisco-non è di denuncia ma puramente personale]

Nuovi mondi

Scopriamo nuovi mondi realizzando sogni che ci appartengono da sempre,ci appartengono in quanto esseri umani e in quanto ciascuno di noi è stato bambino.

Scopriamo nuovi mondi e non abbiamo ancora finito di stupirci, il nostro volto non si é ancora ripreso espressione di magia,che già qualcuno sta pensando a quali energie si potrebbero trivellare scavare produrre per alimentare i nostri ennesimi inquinamenti, elucubriamo quali negozi potremmo installarci per poter piazzarci i nostri prodotti…sogniamo colori da aurora boreale e tramonti infiniti ma non rispettiamo il cielo e il mare che ci sono dati tutti i giorni…sogniamo di stringere amicizia con alieni,ma non sappiamo essere amici noi 7 miliardi…

Mai permettersi

Sarà il naturale odio di noi nuore per le suocere, sarà che io certi discorsi non li posso sentire…

Di fronte a un grave incidente in cui perde la vita un trentacinquenne padre di famiglia, mi dice “Sì ma dicono che era un po’ così” e fa un gesto e le spallucce come a dire che allora, se era un poco di buono non conta niente, anche se è morto, anche se drammaticamente. E nulla vale cercare di farle capire che per qualcuno quell’uomo era suo malgrado un marito, e per qualcun altro era addirittura un padre.

Era già successo nei confronti di una ragazza del paese, investita in bicicletta perché era al cellulare e non si era accorta del tir. Beh dato che era al cellulare- sentenziò allora mia suocera- se l’era cercata. Solite spallucce. Solito gesto inqeuivocabile.

Da cosa misuri la vita della gente? Da cosa misuri il suo valore? Perchè lo misuri? Ci sono cose incommensurabili, cose che non dovresti proprio mai permetterti di giudicare, chiunque tu sia. Chiunque.

La guerra dei poveri

Alla base delle proteste dei taxisti, legittimissime a mio giudizio, c’è il solito grande problema dell’Italia: la gente non è disposta a pagare il giusto per i servizi e gli oggetti di cui necessita.

Ma se scaviamo ancora più a fondo c’è una causa a questa causa: la gente non guadagna abbastanza per poter pagare il giusto.

Ci stanno abituando a ringraziare per una lavoro part-time, per un lavoro a contratto, discontinuo, per un lavoro sotto-pagato; ci stanno abituando a inginocchiarci pur di portara a casa quel poco che basta per vivere.

E mentre i beni che servono continuano a servire, noi non possiamo permetterceli. E troviamo scappatoie come Uber o altri per pagare meno. E questo comportamento alla lunga ci si ritorce contro.

Se ci fosse consentito di vivere con dignità, non arriveremmo a questa  ignomignosa e quotidiana guerra dei poveri, che come effetto ha anche la disgregazione della società e la perdita di fiducia nel prossimo.

 

Di banani, palme, Duomi, specie actone e soldini

Banani, banane e palme in piazza Duomo a Milano:perchè non un bel carro armato firmato Isis?

Ovviamente è sarcasmo, ho quasi paura a scrivere questa sigla, e spero di non venir additata come bigotta; però le palme le trovo veramente fuori luogo.

Non si poteva pensare a qualchosa di autoctono, a quelle piante da frutto rare e quasi in via di estinzione che sono a stento coltivate nelle valli? a quei cultivar poco produttivi che caratterizzano la biodiversità del territorio lombardo, troppo spesso messa in secondo piano rispetto alla monocoltura intensiva che imperversa nella nostra pianura?

Meglio non approfondire, meglio non chiedersi a chi sia stato concesso l’appalto e perché; io quando vedo i soldi pubblici usati per certe inutilità mi chiedo sempre ‘che giro ci sia sotto’. Mi chiedo anche se quei benedetti soldini non li si poteva utilizzare per altro. Mi chiedo che tasche abbiano arricchito e in cambio di che favori.

Illazioni, lo so, ma per come va l’Italia io sono portata a pensare sempre male.

Pensare, lo ripeto; è solo una cattiveria che esce spontanea dal mio cuore marcio.

Cara Lupus, meglio non approfondire, davvero…

 

Servi della rete

Cos’è che ci toglie la forza di pensare?

Schermi luccicanti ci imbottiscono di idee altrui, pre-digerite,pre-confezionate, allettanti ma imbambolanti.

 

É così che si smette di esser liberi.

E poi di pian piano si smette di essere.

E ancor di più poi si smette di esistere.

É così che ci rubano l’unica cosa gratis che abbiamo:il tempo.

É così che non siamo più medievali servi della gleba ma digitali servi della rete.