Flusso di incoscienza su musica Jazz e calze a rete

Viaggio mattutino in treno, casuale musica Jazz dall’i-pod: sì, sono anch’io un’alienata fradicia, mi estraneo autisticamente da me e faccio il dettato all’inverno. La biro trascrive col tocco esastilo della sua tiptologia le colonne esauste (e mai esaustive)del mio tempo.

Il flusso di coscienza produce associazione di idee e paroloni che non so nemmeno da dove mi vengano, forse da qualche libro letto all’università, libro di cui non ricordo alcuna nozione ma di cui il mio inconscio ha registrato- come su una matrice ancora vergine e indifesa- suoni estranei, forse marziani.

I pensieri seguono il paesaggio e hanno forme che qualcuno non immagina nemmeno. Se chiudo la gabbia della realtà e passeggio su quello che si deposita sul mio fondo di detriti e di immagini troppo oniriche, so che sono troppo difficile per per essere spiegata.

E tra questi detriti ci sei anche TU un grumo rimasto impigliato- non si sa come mai- sulla filosofia abnormemente spicciola delle mie calze a rete, quelle in fondo al cassetto che non metterò mai perchè penso che siano troppo osè. Troppo per me, che peso 72 chili e sono alta uno se sessantatrè.

Forse in un’altra vita sono stata una ballerina da locale lotturno di Las Vegas, forse ho vinto un jackpot che poi mi ha fatto morire d’alcool o di polvere da sparo inseguita da un gangster fino a New York. Luoghi che non ho mai visto e che forse mai vedrò, prima dell’affondo.

Come le calze a rete che continuo a comprare e che resteranno là finchè un giorno impazzirò o fin dopo la mia morte quando chiuderai tutto in un sacco e ti chiederai se non mi conoscevi affatto perchè nel mio cassetto c’erano loro, troppo diverse dalla mia semplicità. (E c’era questo blog incognito, di cui ancora non sai l’esistenza perchè… perchè… perchè… non so se farti leggere questa parte isterica e intima di me).

E solo allora capirai che quello che avevi sempre intuito forse era vero, che c’era qualcosa che non ti quadrava del tutto in me, che non ero limpida, che forse sotto sotto… e capirai che nessuno conosce nessuno. E che ciascuno conosce tuttalpiù solo alcuni dei flussi di coscienza che dominano il suo mondo, mentre un musica Jazz allontana i ricordi e li sovraffolla, e le calze a rete restano l’icona di ciò che volevamo ma non siamo mai stati. Mai…

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4 pensieri su “Flusso di incoscienza su musica Jazz e calze a rete

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