Cose in disuso- un racconto

Vi lascio in compagnia di un piccolo raccontino che ho scritto un po’ di mesi or sono: è malinconico, lo so, ma ditemi: che ve ne pare?

 

Cose in disuso.

Nell’angolo più antico del paese, dove le case ormai erano crollate, dove con un dito si potevano immaginare le antiche fisionomie degli edifici, dove lo sguardo poteva accarezzare i resti delle mura e delle stanze, e le tracce fuligginose delle canne fumarie come solchi lasciati sugli interni; in quella parte del paese che sembrava un fantasma di vite lasciate sospese, solo un vecchio rudere resisteva imperterrito all’isolamento al tempo e alle intemperie. L’edera si arrampicava alle imposte penzolanti, di un verde corroso dalle piogge; dai vetri spiava appena appena una tendina con ricamini azzurri e ragnatele; spiava come fosse una vecchina affacciata su un mondo troppo antico per essere compreso o immaginato.

Il portone era ancora sprangato con assi di noce, forti.

 

Quel rudere era lì da sempre, da quando ancor bambini giocavamo a rincorrerci nei dintorni e nelle campagne. Nessuno aveva mai osato entrare o forzare quel portone; nessuno aveva lanciato sassi ai vetri; nessuno aveva provato a interrogare gli adulti. Lui era lì, come a perenne monito di qualcosa.

 

Un giorno- avevo trent’anni- vidi arrivare in quel luogo le ruspe del comune. ‘Il rudere è da distruggere- mi disse il vigile- serve nuovo spazio per il centro commerciale’.

Assistetti all’apertura del misterioso portone: lo forzarono con delle sorte di arieti di legno finchè i cardini cedettero facendo uscire briciole di nodi e segatura e i tarli dell’immane tempo in cui tutto era rimasto fermo, immobile, come in attesa.

Quando gli addetti ai lavori entrarono, trovarono una giara grandissima, di quelle antiche ancora di coccio: un biglietto scritto in calligrafia elegante diceva ‘Onestà’.

Un altro orcio conteneva delle biglie: ‘Rispetto’ era la dicitura che le accompagnava.

Vi si trovarono anfore di vero amore, di amicizia, di serenità; di comprensione, di pazienza e di ascolto.

Nel sottoscala vi erano delle briglie: sopra vi era scritto ‘per tenere a freno la lingua’.

 

Il vigile uscì scuotendo la testa. Fece richiudere il portone. ‘Che il sindaco voglia o non voglia, questo posto deve restare così. A quel paese lui e il suo centro commerciale!’.

Solo uno spettatore lontano riusciva ancora a leggere la scritta sbiadita sopra il portone: lassù, dove l’intonaco rossastro sembrava sgretolarsi e rilasciare  una polvere ruvida e sottile, là sopra si leggeva ancora a malapena un nome scritto e decorato da una mano d’artista: ‘Cose in disuso’.

 

 

Annunci

11 pensieri su “Cose in disuso- un racconto

  1. bellino il racconto. mi piace in particolare la descrizione del rudere. dà effettivamente la sensazione di “tempo andato e perduto”, non so se mi spiego. 🙂
    Per quanto riguarda le cose in disuso… temo che non siano state realmente usate, ma solo idealizzate nel tempo a tal punto che ci sembra di sentirne la mancanza.

    Mi piace

      1. Ho usato “sentire”, perchè vedo la percezione di mancanza di quelle cose in disuso come soggettiva, e forse anche di pochi.
        Proprio perchè quelle cose, in disuso, lo sono sempre state (qualcuno le usa ancora, e persino questi non possono o non vogliono usarle sempre), e non tutti si pongono il problema della loro esistenza. 🙂

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...