QB

Dal parrucchiere ci vado circa 2 volte all’anno- 3 se è un anno che promette neve.
Oggi sono andata dal parrucchiere, vittima del senso di colpa che con la sua vocina terribile mi dice ‘non sei andata per Natale, né per Capodanno, se non ci vai ora rischi di non trovare il tempo fino a giugno…’. Pensando allora al cespo disordinato che mi ritroverei in testa a maggio- giugno, dopo un anno che non vado dal parrucchiere, ho alzato la cornetta, ho prenotato e poi sono dovuta andare.
Sono DOVUTA andare, sì, perché tra la telefonata e il momento di mettermi in cammino stavo già meditando di annullare la prenotazione.
Mi pesa andare dal parrucchiere, non sopporto quel ciarlare di niente e di tutto, l’aria di profumo che maschera gli acari, il voler esser belli e moderni a tutti i costi sfoggiando nuovi tagli che poi si sgonfiano in quattr’e quattr’otto appena esci…
Ma forse non mi piace andare dal parrucchiere solo perché mi trovo sempre vittima dei sensi di colpa. Mi sembra che facendomi accomodare sul quella seggiola lui inizi una sorta di silenziosa requisitoria, fatta di sguardi, in cui conta i miei capelli bianchi (eh sì ne ho già un po’), in cui controlla quanto tempo è che non mi taglio i capelli, ne sa stabilire la data precisa con un’occhiata alle vecchie sforbiciate, e poi sentenzia ‘Come li facciamo’? come per farmi pesare che non si ricorda nemmeno più come me li aveva tagliati la volta scorsa; forse non si ricorda nemmeno più come mi chiamo dato che ha preso la prenotazione a nome Eva, sbagliando in modo madornale il mio nome… ma faccio finta di niente.
Finita l’inquisizione, finito il girare e rigirare e lo sforbiciare e il phonare, passo alla cassa e mi accorgo che davvero non mi piace andare dal parrucchiere,  anche per un altro motivo: ogni volta cosa sempre di più. Sarà che io mi accorgo perché ci vado così di rado e trovo gli aumenti dell’anno tutti insieme… chi va tutte le settimane non se ne accorge… o forse sì… saranno cavoli suoi…

English: The barber
English: The barber (Photo credit: Wikipedia)

Ma andare dal parrucchiere è emozionante: sulle sedie della sala d’aspetto ti trovi di fronte al più fiorito catalogo di donne-oca, che non potresti esperire altrove. E osservo quello che io non sono: vistose bigiotterie, tacchi a spillo e gonnelline frufrù (per me il fru fru è solo quello pascoliana memoria fra le fratte de L’Assiuolo); e non dico altro.
L’unico modo per distrarsi da questo quadro umano, è provare a rivolgersi al contenitore dei giornali; ma… ecco… sapete benissimo…sono obbligata a leggere Visto o Chi o qualche enciclopedia del gossip di grande calibro… mi sono fatta una cultura… magari un giorno mi servirà sapere della Cipollari e della sua suocera, o della DeFilippi e di qualche bell’imbusto di tronista il cui nome né il cui volto (e nemmeno il fisico) conoscevo fino ad oggi… Effettivamente sì, mi sono fatta una CULtura.

Eh sì, io odio andare dal parrucchiere; preferirei essere uno yeti e far da me; ma quando s’ha da vivere in società bisogna adeguarsi, di tanto in tanto… ma pur sempre QB (quanto basta), senza esagerare.

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6 pensieri su “QB

  1. Parrucchiera, croce e delizia di ogni donna. C’è chi si affida alle sue mani con lo stesso spirito con cui si stenderebbe sul lettino dell’analista e chi ci va solo quando deve.
    Due cose a favore della vituperata categoria però devo dirle: mantenere un salone oggi costa moltissimo, soprattutto se si vuole rimanere in regola con il fisco: l’IVA aumenta un giorno sì e uno no, di conseguenza anche il listino della parrucchiera lievita. Per quanto riguarda le riviste, ti do ragione: dalla parrucchiera si trovano quasi solo giornali pettegoli. I miei hanno provato tante volte a portare giornali di moda e addirittura settimanali di politica, ma niente da fare. Le clienti VOGLIONO i giornali pettegoli. Che tristezza.

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  2. sinceramente… non ho voglia di andare da un parucchiere e spendere 40 euro solo per un taglio e piega…
    poi, tutte le volte che mi è capitato di andarci perchè costretta… dico sempre non voglio lacca, spuma e spumine che mi sporcano i capelli ( mi guardano male… come se li avessi insultati )
    Per questo alle volte guardo con ammirazione le signore Africane, che non una parucca risolvono tutto……
    Morale della favola….
    vado da un’amica… fa i capelli in casa a poche elette, ed è molto brava…
    ci scambiamo pure consigli su uncinetto e ferri…. ecc… ec…
    MI PIACE.

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  3. La mia parrucchiera (unisex ma prevalentemente per donna) ha la mia stessa età, quando ci vado mi sento coccolato e trattato come un nobile persiano, non parla a vuoto, non parla dei massimi sistemi, parliamo di viaggi, i suoi (moltissimi) e i miei (pochi ma appassionati). Alla domanda “come li facciamo”, la risposta è sempre la stessa: Mi fido della tua professionalità. E il bello è che non cambia tariffe da almeno 3 anni…sarà che per un uomo è diverso, ma a me piace. Tra l’altro quando ero alle elementari ho scritto un tema sul mio barbiere (il titolo riguardava i mestieri in via di estinzione…altri tempi). Spuntai un Bravissimo dalla maestra e un applauso dal barbiere al quale prontamente lo feci leggere…

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    1. Che bel ricordo questo, Ale! IO avevo uno zio che faceva il parrucchiere, tutte le volte che passavo dal suo paese entravo a trovarlo in negozio ed era una festa perchè lui mi offriva sempre le caramelle… peccato che poi abbia vinto al totocalcio e abbia chiuso… e non è una palla.

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