La condizione umana

Non è uno dei miei autori prediletti, il Carducci, ma rovistando tra le pagine di un libro alla ricerca di qualcosa da proporre in classe, ho finito per passare un po’ di tempo e leggere e rileggere questa poesia, che mi ha dato del filo da torcere interrogandomi nel punto più vivo della mia latente crisi: ‘quel che amai, quel che sognai, fu in vano;/ e sempre corsi, e mai non giunsi il fine’. Sensibilità quasi leopardiana che mi culla dolcemente e con amarezza, come se fossi sdraiata su un dondolo ma di tanto in tanto rami di rosa con le loro spine mi toccassero la faccia e la scalfissero.

Strana sensazione, quando un testo che forse hai sottovalutato per anni, inizia a rilucere di un fascino tutto particolare.

Ma non dà risposte, perché senza risposte nonostante i millenni è la condizione umana.

(ah se clikkate qui potete ascoltare una lettura del testo da parte di Arnoldo Foà)

 

TRAVERSANDO LA MAREMMA TOSCANA.

Dolce paese, onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme,
pur ti riveggo, e il cor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le pioggie mattutine.

Annunci

4 pensieri su “La condizione umana

  1. mi hai fatto riscoprire il piacere degli anni delle medie, quando mio nonno insigne latinista, mi conduceva in campagna, nella sua casa di abitazione, perchè all’epoca le vacanze si facevano dai nonni, ed ogni mattina mi faceva lezione di latino ed italiano. Hugo Girone, questo è il nome di mio nonno, mi sopiegava che Carducci era grande, ma più grande di lui era Gandino, professore di lingua e letteratura latina nello stesso periodo in cui insegnava Carducci all’universitàdi Bologna. Poi , con la sua voce roca, dopo aver sorseggiato un caffè fumante ed aver acceso una sigaretta, prima delle ottanta che avrebbe fumato durante il giorno, comincava a recitarmi un canto della Divina Commedia. Lo recitava a memoria spiegandomi che la poesia di Dante era l’unica che riusciva a dargli emozioni vere. Ricordo ancora fra le volute di fumo l’emozione che mi suscitava la lettura del canto di Ulisse, vero inno all’uomo ed alla sua voglia di conoscnza. Grazie.

    Mi piace

    • Mi lascia sorpresa questo commento, ti ringrazio di aver condiviso questo bellissimo e dolcissimo ricordo… la letteratura (Dante più di tutto) è ciò che salva l’uomo mettendolo faccia a faccia con la sua anima. Forse è un religione laica in cui non bisogna perdere la fede, e prima o poi la rivelazione arriva…
      Grazie a te.
      Vera

      Mi piace

  2. Riditela della notte,del giorno, della luna,riditela delle stradecontorte dell’isola,riditela di questo rozzoragazzo che ti ama,ma quando apro gli occhie quando li richiudo,quando i miei passi vanno,quando tornano i miei passi,negami il pane, l’aria,la luce, la primavera,ma il tuo sorriso mai,perché io ne morrei.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...