L’amore ai tempi del Bosone

Si sentiva talmente normale da essere strano. Invece di suonare un sax suonava un imbuto al contrario, ma ai suoi concerti venivano tutti, proprio tutti, soprattutto gli assenti; aveva comode ragnatele nel suo armadio, mentre gli scheletri erano andati via da un bel po’. Questo era successo a partire da quel giorno, in cui si era casualmente scontrato con il bosone di Higgins, mentre andava a comprare il latte per la mamma insieme al clone di Gianni Morandi ricavato da una cellula ibernata qualche decennio prima.
Ma gli piaceva cantare sul palco, anche se la sua voce, dopo l’incontro con il Bosone, sembrava una trasmissione satellitare rivolta agli alieni. Tutti gli assenti gli battevano le mani lanciando segnali a led o a infrarossi dalle punte delle dita.
Ma quello che gli piaceva di più era lei: la vedeva sempre, laggiù, nascosta in terza fila; gli piaceva come lo guardava, e immaginava che lei fosse innamorata di lui.
Quando lei lo sentiva suonare, le sue trecce diventavano blu dall’eccitazione: aveva mangiato un po’ troppi OGM e ormai stava diventando un’alga azzurra del mar del Giappone con qualche gene di pomodoro e di bruco del Westside. Ma era magnifica, con quelle gambe a rete incorporata che non doveva portare le calze…
Dal suo palco lui ammirava quel ritrovato chimerico di ingegneria genetica; ma non provò mai a chiederle la mano, lei era troppo per lui. Era eccezionale.

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2 pensieri su “L’amore ai tempi del Bosone

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