Di assedi, battaglie, pesi e prospettive.

Puntare in alto, a volte è impossibile.

Credere nelle mie capacità, altrettanto.

C’è una morsa che mi stringe dentro, una morsa di impossibilità che mi circonda e mi tiene in assedio, sotto scacco, e che ne sono sicura un giorno mi vincerà instillando in me il germe e il prodotto della follia.

Ne sono convinta, come una città antica circondata dai nemici, prima o poi crolla perché si trova senza viveri, prima o poi mi troverò senza forza, perchè questo assedio…è troppo che continua.

Così, puntare in alto è impossibile; essere me stessa ancor meno.

Cerco disperatamente di trovare le cause, le soppeso, come uno speziale con una bilancia provo a togliere e mettere i pesi e i contrappesi della mia vita, chiedendomi quale dovrei eliminare per recuperare un equilibrio sano. Ma questo lavoro di precisione non mi riesce, e cado sempre sull’unica variabile, per poi chiedermi ‘Se davvero la togliessi, non inizierebbero poi a pesarmi le altre cose?’.

A volte si incolpano degli elementi della nostra vita, li si incolpa delle nostre mancanze come fossero alibi lì ad assorbire le nostre manchevolezze; ci si accanisce con loro perché in fondo sono gli unici elementi stabili, gli unici ‘bersagli’ che non si spostano anche quando continuiamo a colpirli con le nostre frecce avvelenate; restano lì, forse proprio perché ci vogliono bene.Ma proprio perché restano lì a volte diventano pesanti; e proprio perchè sappiamo che non si muoveranno mai, qualsiasi male infliggiamo loro, noi continuiamo a colpirli perché sono gli unici con cui possiamo essere noi stessi, anche quando essere noi stessi è essere maledettamente cattivi.

Una volta rimossi ci si accorge che non era colpa loro, che non erano loro la zavorra, ma che il problema stava dentro di noi, nel nostro modo di osservare le cose, non nel fatto che le cose fossero lì. Come un fotografo che scatta fotografie senza qualità, e si chieda cosa poter modificare nel fondale o nel soggetto,senza invece accorgersi che il problema sta nel suo modo di inquadrare…

Così son io, con poco tempo per pensare, e in quel tempo tutto sfugge; i pesi e le bilance non mi danno risposte; forse dovrei pensare di meno, come mi dice spesso qualcuno; forse dovrei pensare di più prima di agire, come mi dico spesso io; così da non trovarmi poi le zavorre ad appesantirmi le spalle.

Ma ora da qui si deve partire, e certi pesi non si possono eliminare; sono come concrezioni che fanno parte; devo solo trovare il modo di continuare a camminare, cambiando prospettiva e abbellendo quei macigni con dei fiori… che sembrino più belli? Devo riuscire a plasmare quelle concrezioni con le mie mani e la mia forza, per farne meravigliose stalattiti da appendere nella mio grotta e renderla unica, con le cose che ha in sè…

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8 pensieri su “Di assedi, battaglie, pesi e prospettive.

  1. …della serie che non è vero quando leggiamo e affermiamo: “cogli l’attimo”!
    …ma quale attimo…se ci pensiamo così tanto!….e non cogliamo niente, il meglio è quel che scacciamo perchè ne abbiamo paura.
    Di cosa?
    Non si sa….

    O si? Forse di scoprirci fragili? Di soffrire dopo? – Tranquilla….che cisi impegna noi, mica niente dici .soffriamo prima\durante\dopo.
    E intanto la bellezza evapora…

    Siamo fatte così…un pò malino diciamo…

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  2. “…e fare come li arcieri prudenti, a’ quali parendo el loco dove disegnono ferire troppo lontano, e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per potere, con lo aiuto di sì alta mira, pervenire al disegno loro” 😉

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      1. Tratto da ” il principe” del Macchiavelli. Come nel tiro con l’ arco c’è una legge fisica che tende a portare verso il basso la freccia durante il percorso, così quando ti prefiggi un obiettivo nella tua vita ci saranno mille inconvenienti che ti faranno ottenere un risultato inferiore a quanto desiderato.
        Quindi devi puntare in alto, senza rimanerci male se ottieni meno

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