La nascita di una poesia

Attendo ancora qualcosa che possa placare la mia irrequietezza; una poesia si è fermata a metà tra il cuore la gola e il polso, e non la so scrivere, e mi intasa il respiro e pulsa con me in un battito irrefrenabile che spacca le stelle e le fa piangere.
La polvere sui libri indica che sono distratta e che so ascoltare solo storie che nascon da me; io non so ascoltare gli altri, nemmeno quando parlano dai libri.
La polvere che ho sul capo indica che meteore troppo veloci si sono infrante lassù e mi han ricoperto di niente.
Tossisco, aspetto, ricerco, che una parola possa dare inizio allo svolgersi della matassa che ho nel petto; che pesa sul petto; che opprime.
Ma una poesia è un dono divino, e se si è fermata qui, tra gola cuore e polso, vuol dire che è destino il mio soffrire ancora un po’; fino a quando la materia del mio dolore si scioglierà in inchiostro come un pianto tribale. E come un bimbo che viene al mondo, piangerò di luce.

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