Ancora in ricerca

Michelangelo Buonarroti diceva che la forma della statua era già dentro il blocco di marmo, e che bisognava togliere il ‘soverchio’, l’eccesso di materia, per liberarla, affinché essa potesse diventare perfezione.

A volte penso che la vita non si altro che una fatica immensa con la quale noi ogni giorno cerchiamo di liberare noi stessi, la nostra anima, il nostro vero essere, dalla materia bruta che ci soverchia, come marmo, e che ci impedisce di essere ciò che veramente siamo.

il_prisoni

E mentre vi parlo di ciò, cari amici, ho in testa l’immagine dei ‘prigioni’ dello stesso Michelangelo; questi corpi che sembrano ancora abbozzati dentro ad un marmo imperfetto e ancora da ‘sgrossare’ dalle sue impurità, sembrano sospesi nella ricerca eterna di sé stessi, del loro volto, del loro vero essere; compressi in un dolore inesprimibile. Così come le due figure della pietà Rondanini, mai portata a termine dal Buonarroti ma eccelsa proprio perché rappresenta un gesto d’amore e di pietà incompiuto…

A volte mi sento così; in un tensione disumana che non mi appartiene, rinchiusa dentro a un blocco di marmo che mi comprime e non mi lascia respirare… e procedendo di levare in levare vorrei che la mia anima divenisse leggera… leggera… leggera…

pietà rondanini

Leggera.Come certe poesie di Ungaretti che egli limava e limava continuamente per portare all’essenza; vorrei essere una parola che scava, una sola significante e vibrante parola che faccia tremare il cosmo e la vita…

Sì, ma quale parola?

E sono/ancora in ricerca.immenso prima stesura

24 pensieri su “Ancora in ricerca

  1. Oggi il tuo post mi è piaciuto particolarmente perchè amo l’arte e ciò che gli artisti cercano di trasmettere. Quando vidi la Pietà Rondanini provai proprio la sensazione che hai descritto tu. Penso che ognuno, come uno scultore, debba cercare di tirare fuori il meglio da se stessi, Ciao e buona giornata.

  2. Già, come Ungaretti che mirava all’essenziale e come tutti quelli che scrivono per necessità, che cercano sempre di liberarsi dal peso delle emozioni sintetizzandole in poche parole o in un’unica parola, ma pochi ci riescono, così finiscono per scriverne mille perchè non sono riusciti a trovare quella giusta. Bel post.

    Amil

    1. Eh la vita di noi ‘scriventi’ (non oso definirci scrittori perchè, come dici tu, lo facciamo per necessità) è proprio così; anch’io mi perdo spesso in troppe parole e alla fine perdo l’essenza… in fondo la vita non è racchiudibile in una parola sola, come tutta la sabbia del mare non è racchiudibile in un palmo di mano…
      Grazie.
      V

    1. Beh… non so… credo restino ancora moltissimi lati irrisolti… e io non ho la forza né la genialità di Michelangelo; mi piace utilizzare l’arte e la letteratura per interpretare la vita, altrimenti ogni opera sarebbe qualcosa di sterile, autoreferenziale, mentre così ne posso apprezzare la bellezza. Mi lascio interrogare, peccato che non sempre io trovi le risposte, ma almeno so che molti altri sono passati attraverso lo stesso interrogativo, e mi sento meno sola.

    1. Eh mi sa che hai ragione… ma sfido a trovarne uno che si chiama Michelangelo al giorno d’oggi… semmai Michele…:-)
      Sciocchezze a parte, questo punto di vista non l’avevo contemplato… è vero, noi senza gli altri non esistiamo e non siamo quel che siamo…
      Fantastico Gattosyl!

      1. E’ importante avere una buona capacità di autoconsapevolezza, ma avere uno specchio che ci restituisce continuamente l’immagine di come appariamo al mondo…beh, penso sia importante.

        1. Lo è; importante intendo. Mi compare in sovraimpressione un domanda però: non è che la storia dello specchio mi /ci porta a guardare solo verso me/noi stessi? E’ importante, ma forse per me è troppo in primo piano.

  3. Michelangelo si prodigava per far uscire dal marmo quello che vi era racchiuso, ed in qualche modo la sua ricerca aveva anche una logica spirituale. Quasi certamente quella sbozzatura, il non-finito era anche lo specchio della sua anima irrequieta, stretta tra il senso del dovere e la libertà dell’artista.
    Effettivamente è questa una parabola che bene si affina con le nostre vite indomabili soprattutto in questo tempo instabile.
    C’è da dire peró che Michelangelo in quel non-finito ci trovava un equilibrio, qualcosa che aveva il suo punto vitale, una sorta di armonizzazione tra la perfezione e i difetti. Uno spazio autonomo di resa divenuta unica e non ripetibile, proprio per quella sua incapacità di definirsi.

    La nostra vita, il nostro equilibrio è una continua evoluzione, un’impossibile ricerca verso la perfezione alla quale quasi certamente nessuno di noi giungerà, ma forse solo perchè un equilibrio certo e determinato è in quella ‘costrizione’ dei fatti e della vita stessa che hanno il peso del marmo di quei meravigliosi ed inimitabili Prigioni.

    1. Wow… mi hai lasciata senza fiato… tutto quello che volevo significare con il mio post, ma con una pregnanza ineguagliabile.
      Certo, alla sua epoca (di Michelangelo) probabilmente era più facile definire se stessi e trovare i propri spazi nel mondo; oggi il mondo è liquido e non solido come quello del marmo, e forse non è così facile. O forse sembra solo a noi che allora fosse più facile, perché vediamo quell’epoca dal di fuori…
      Credo comunque che l’importante sia cercare, ricercare, muoversi; mai sedersi nell’auto-consolatoria idea che la perfezione è impossibile, perché sarebbe più facile ma darebbe meno valore a noi come persone; e poi se anche la perfezione è inarrivabile che importa? Diceva qualcuno che l’importante è il viaggio, non la meta…
      Grazie per il tuo commento, mi scava…
      V

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