Fare ordine: bisogno di esistere

Fare ordine senza lasciarsi invadere dagli spazi e dai pensieri altrui: è una sorta di imperativo per me. Da sempre. Molto più impellente in questo periodo di grandi riflessioni.

Ma cos’è un uomo se non un insieme inestricabile di esperienze, la maggior parte delle quali ci deriva dagli altri?
Scriveva il noto scrittore Paul Auster: “Tutti siamo estranei a noi stessi, e se abbiamo nozione di chi siamo è solo perchè viviamo negli occhi degli altri“.
Sacrosante parole.
E allora chi sono io? Dove finisco io e dove inizi tu? Oppure io, tu, entità che fin dall’infanzia la maestra ci ha insegnato essere separate, due pronomi diversi, due soggetti autonomi e scissi… io e te siamo una cosa sola?

E allora aveva ragione Platone con i suoi esseri sferici e le sue due metà di una stessa mela…

E allora l’amore cos’è? E il sesso è la netta ricomposizione di me e te? E se io non ti amo fisicamente (già perchè non posso e non voglio accoppiarmi con tutti, tengo marito! :-)) restiamo scissi fisicamente ma siamo uniti comunque a livello di anime e di essenza perchè io sono parte di te e tu di me?

Che assurdo mescolarsi di pensieri, io che mi sono sempre ritenuta un’identità unica; anzi più unica che rara a dire il vero…
Ora scopro che non è vero. Io non sono uno. Io sono pluralità. Pluralità mio malgrado anche con le persone che non vorrei mai incontrare e con le quali debbo condividere un percorso(sul lavoro o per altri illogici motivi che rendono la mia vita non sempre libera di rifiutare certi contatti). E di queste ‘brutte’ persone io assimilo certamente qualcosa che contribuisce a definirmi.
Aiuto!C’è da diventare pazzi. C’è da rinchiudersi in una stanza ed evitare l’incontro con certe regali grettezze…
Ma poi infondo è solo uscendo dal guscio che ci si arricchisce.

Dunque io non esisto in forma autonoma. Io sono te, tu sei me. Io sono voi, voi siete me.
Panta rei, tutti scorre- direbbe Gabbani con Eraclito. E tutto si fonde- aggiungo io.

Io esisto solo se ci sei tu. Se ciò sia un bene, io non lo so. Ma ho bisogno di esistere. E ne soffro.
(Scusate il richiamo velato a Catullo nell’ultimo capoverso… Odi et amo… è come il dissidio che mi succede. Dentro).

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