Pausa tè

Una bustina di zucchero che si scioglie nel tè; eppure… eppure qualche granello rimane sempre insoluto.

Insoluto come i pensieri che a volte si affastellano nella mente proprio mentre sorseggiamo una bevanda calda d’inverno.

Un bustina di zucchero che disperde il suo sapore nel liquido, può ben paragonarsi alla dolcezza del sentire che dentro noi si sciolgono i pensieri,  le preoccupazioni… e la nostra attenzione non sa se sia meglio concentrarsi sul fatto che essi si disperdano in noi, o sul fatto che rimanga qualche grumo a solleticarci un po’ di ansia o di amarezza…

Lo farò

Ho evidenziato gli errori, sulla linea del tempo le date erano tutte sbagliate, i visi erano scomparsi, rimaneva solo qualcosa dentro la dimensione del sogno.

E veniva lei, col volto ancora non corroso, che sapeva di primula, e mi diceva “Vai e fai questo per me…” una cosa che io ricorderò per sempre, una cosa che non mi sento di dire. Ma avrò il coraggio di fare quello che lei mi ha richiesto? Pusillanime, temo di espormi a farlo; ma dovrei…

Non è stato un incontro con un morto, mia nonna è ancora viva ma non parla, non capisce, non c’è… eppure è venuta da me, con il suo spirito, con la fisionomia che aveva una volta e che ora è sfibrata indefinita…; non sono coincidenze; è venuta da me nel sogno; e mi ha detto…

Lo farò.

 

 

Altrove

Oggi ho sognato di essere altrove; fuori dal covo di serpi in cui mi trovavo; così ho iniziato a disegnare su un foglio il contorno di un mondo proibito, la cui chiave possiedo io sola.

In quella manciata di minuti, una lago di gelato alla panna e fragola, un profumo di frutta candita, una pedalata su una bici che funziona ad atmosfera. E sassi, sassi di gomma piuma da lanciare oltre il vetro da cui intravvedevo la realtà.

Spesso sogno di essere altrove, ma non sempre l’immagine precisa del luogo in cui voglio essere si materializza nella mia testa.

Oggi è avvenuto un miracolo

Felicità

Adesso che conosco la nonna di Mastro Lindo, e so che era una donnina per bene con una forza degna del nipote, sono felice.

Ora che una plastificata e quasi irriconoscibile Julia Roberts mi dice che la vie est belle, sono felice.

Dopo aver capito come posso dire ‘Ti Amo”  a mio marito, lasciando che un marchio  intervenga anche nei momenti più intimi della mia vita, sono felice.

Dopo aver saputo che l’ennesimo personaggio famoso dopo la Marcuzzi è regolare, più regolare di me grazie a uno yogurt, sono felice (ma poi, Alessandro che va a ‘controllare’ se la tizia ha fatto la prova, come fa a controllare? Enigma che non vorrei mi venisse svelato… temo…).

Dopo aver capito che i risotti vengono buoni solo dentro a una piramide egizia, sono felice.

Dopo aver imparato che posso essere felice solo se bevo un Aperol, sono felice.

Ecco, in definitiva sono la persona più felice del mondo.